Parchi e Riserve

Aree Naturali Protette attraversate durante le Escursioni…

Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Parco Nazionale dei Monti Sibillini
  • Superficie: 71.437,00 ettari
  • Regioni: Marche - Umbria
  • Comuni: Acquacanina, Amandola, Arquata del Tronto, Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Cessapalombo, Fiastra, Fiordimonte, Montefortino, Montegallo, Montemonaco, Norcia, Pieve Torina, Pievebovigliana, Preci, san Ginesio, Ussita, Visso
  • Provv.ti istitutivi: DPR 6 agosto 1993

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini tutela l'omonimo gruppo montuoso costituito dalla catena calcarea disposta lungo la dorsale nord-sud che include la cima più alta delle Marche con i 2.476 metri del Monte Vettore. Solcati da profonde e incise valli che determinano pendii scoscesi, presentano il tipico fenomeno del carsismo che si manifesta con l'inabissamento dei corsi d'acqua. La vegetazione arborea è presente fino alla fascia altitudinale di circa 1900 metri per poi lasciar spazio ai pascoli primari. Sono presenti alcuni "endemismi" come il Chirocefalo e la fauna ha visto tornare l'Aquila Reale e il Lupo. I 18 Borghi sparsi sul territorio sono ricchi di testimonianze storico-artistiche fatte di antiche chiese insieme ad una rete di importanti Musei.

L'area è stata suddivisa per le sue peculiarità nei "Quattro Versanti" del Parco:
la zona nord-est ha le cime più basse e levigate per l'azione erosiva degli agenti atmosferici e gli altipiani che ne derivano offrono a primavera spettacolari fioriture che danno il nome al Versante Fiorito: la parte a nord-ovest è il Versante Storico con l'antica Visso (Sede dell'Ente Parco) e le sue cinque Guaite; a sud-ovest c'è il Versante Sacro legato a Norcia, città natale di san Benedetto, fondatore nel VI secolo del monachesimo occidentale; il Versante della Magia, che caratterizza e identifica i Sibillini, è quello a sud-est dove sono radicate le leggende del Lago di Pilato e della Grotta della Sibilla con il suo regno sotterraneo, meta di Maghi, Streghe e Cavalieri nel Medioevo.

Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
  • Superficie: 148.935,00 ettari
  • Regioni: Marche - Abruzzo
  • Comuni: Accumoli, Acquasanta Terme, Amatrice, Arquata del Tronto, Arsita, Barete, Barisciano, Brittoli, Bussi sul Tirino, Cagnano Amiterno, Calascio, Campli, Campotosto, Capestrano, Capitignano, Carapelle Calvisio, Carpineto della Nora, Castel del Monte, Castelli, Castelvecchio Calvisio, Castiglione a Casauria, Civitella Casanova, Civitella del Tronto, Cortino, Corvara, Crognaleto, Fano Adriano, Farindola, Isola del Gran Sasso d'Italia, L'Aquila, Montebello di Bertona, Montereale, Montorio al Vomano, Ofena, Pescosansonesco, Pietracamela, Pizzoli, Rocca santa Maria, santo Stefano di Sessanio, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana, Villa Celiera, Villa santa Lucia Abruzzi
  • Provv.ti istitutivi: DPR 5 agosto 1995

Il Parco comprende i gruppi del Gran Sasso e i Monti della Laga, calcareo il primo e con le vette più alte dell'Appennino, arenaceo il secondo e confinante con i Sibillini. L'arenaria è una roccia impermeabile che genera valli strette e incassate (intervallate da declivi e pianori di marna) che determina un "sovrascorrimento" con cospicua presenza di corsi d'acqua, notevoli cascate, ruscelli e suggestivi laghetti. Di conseguenza la vegetazione è ricca e rigogliosa con splendidi, e talvolta plurisecolari, boschi ovunque. L'animale simbolo del Parco è il Camoscio, reintrodotto dopo la sua estinzione.

La parte marchigiana riguarda i due comuni di Acquasanta Terme ed Arquata del Tronto disposti entrambi lungo l'antica via consolare Salaria solcata dal fiume Tronto. Acquasanta è rinomata per le sue Terme le cui origini risalgono all'epoca romana. In quel periodo la cittadina era un mansio, cioè una "stazione di sosta" lungo la strada che da Roma conduceva all'Adriatico. Oltre alla rete di sentieri è presente un importante sistema carsico nel Rio Garrafo con interessanti Grotte.

Arquata del Tronto è conosciuta come la Regina dei due Parchi per il suo territorio unico in Europa compreso in due Parchi Nazionali. L'abitato è sovrastato dall'antica Rocca medievale e tra le interessanti chiese quella di san Francesco conserva la Sindone "estratta dall'originale". Di particolare interesse è la frazione Spelonga dove si conserva la bandiera turca riportata dai 150 combattenti della Battaglia di Lepanto, evento rievocato ogni tre anni con la Festa Bella.

Parco Naturale Regionale del Conero

Parco Naturale Regionale del Conero
  • Superficie: 6.011,00 ettari
  • Regioni: Marche
  • Comuni: Ancona, Camerano, Numana, Sirolo
  • Provv.ti istitutivi: LR 21 del 23 aprile 1987

Il Conero è una Montagna a ridosso del mare dove la costa Adriatica forma l'angolo presso Ancona, tale "gomito" (ankon) fu scelto dai fondatori siracusani nel 387 ac per il toponimo. È un anticlinale calcareo di 572 metri che interrompe la linea di costa nel tratto tra Portonovo e Numana e per la sua posizione strategica è stato abitato fin dalla preistoria come testimoniano alcune incisioni rupestri. Nel bianco calcare sono presenti alcune piccole cavità usate in passato come romitori, tutti in dipendenza dell'Abbazia di san Pietro posta a 416 metri a picco sul mare, e altre interessanti cavità sono le Grotte Romane e lunghi "cunicoli" come il Buco del Diavolo. Il versante orientale è caratterizzato da un pendio scosceso e strette spiagge, alcune raggiungibili solo via mare, ed è zona di Riserva Integrale dove la natura è più integra e selvaggia il cui accesso è consentito solo accompagnati da Guide Abilitate. Oggi è interamente ricoperto dalla bella e importante Macchia Mediterranea recuperata col grande rimboschimento degli anni '30 tra cui l'albero simbolo del Parco: il Corbezzolo, largamente diffuso e il cui termine greco (komaros) dà il nome al monte. Un'importante emergenza storico-architettonica è la millenaria chiesa benedettina di santa Maria di Portonovo, tra i massimi esempi del Romanico in Italia mentre a Numana l'Antiquarium Statale espone il Carro della Regina dei Piceni e il Santuario del miracoloso crocifisso, secondo la leggenda portato da Carlo Magno dall'oriente.

Parco Naturale Regionale del Monte san Bartolo

Parco Naturale Regionale del Monte san Bartolo
  • Superficie: 1.596,33 ettari
  • Regioni: Marche
  • Comuni: Gabicce Mare, Pesaro
  • Provv.ti istitutivi: LR 15 del 28 aprile 1994

Situato all'estremità nord-orientale delle Marche è una lunga falesia da Pesaro a Gabicce che dà sul mare insieme alla parte rurale retrostante. Presenta un'altezza sui 200 metri nei vari colli che si susseguono intercalati dalle valli e solcati dai calanchi che scendono verso l'acqua dove alla base si è formata una stretta spiaggia col materiale eroso e scivolato accumulandosi in basso. Nelle ripide pareti sfaldate si possono leggere, come negli anelli di un tronco, i diversi strati sedimentari che raccontano la storia geologica del posto, lunga milioni di anni. Caratteristici del luogo sono i "cogoli", particolari sassi giallastri e levigati prelevati in passato per la pavimentazione di paesi. Il Parco è un importante sito per il birdwatching in quanto punto di passaggio di diverse specie di uccelli migratori mentre tra quelle stanziali è interessante il Falco Pellegrino che nidifica sulle scoscese pareti. Per la vegetazione sono da segnalare alcune specie assai rare e non presenti nel resto della regione, come il Lino Marittimo con la parte che scende digradando verso ovest fatta di campi e usata a fini agricoli dove si trovano sia specie spontanee che antropiche. Nel territorio del san Bartolo sono presenti diverse Ville Rinascimentali, tra cui Villa Caprile e Villa Imperiale con l'esteso parco. Percorrendo la strada panoramica che attraversa l'Area Protetta si transita per i deliziosi borghi di Casteldimezzo dove è conservato il "crocifisso venuto dal mare", Fiorenzuola di Focara col Museo dei Fossili e santa Marina.

Parco Naturale Interregionale del Sasso Simone e Simoncello

Parco Naturale Interregionale del Sasso Simone e Simoncello
  • Superficie: 4.847,00 ettari
  • Regioni: Marche - Emilia Romagna
  • Comuni: Carpegna, Frontino, Montecopiolo, Pennabilli, Piandimeleto, Pietrarubbia
  • Provv.ti istitutivi: LR 15 del 28 aprile 1994

È il primo Parco Interregionale d'Italia in quanto coinvolge Marche e parte della Romagna, confina inoltre con l'omonima Riserva in provincia di Arezzo. Situato nel Montefeltro comprende tra gli altri il Monte Carpegna, che con i suoi 1415 metri ne è la vetta più alta, e i due blocchi calcarei del Sasso Simone e Simoncello: due "cilindri gemelli" dalla sommità piatta che emergono dal territorio e visibili da qualsiasi angolazione. Il Simoncello è alto 1221 metri e vi originano svariati ruscelli affluenti poi del Foglia e del Marecchia, il Sasso Simone ha un'altitudine di 1204 metri e prende il nome dall'eremita che secondo la leggenda vi dimorò. Il piccolissimo altopiano è stato frequentato dall'uomo fin dal più remoto passato come testimoniano i reperti rinvenuti e divenne importante nel 1565 quando Cosimo I de' Medici vi costruì la Città del Sole per la sua strategica posizione. L'insediamento civile e militare durò circa un secolo e ne rimangono alcuni ruderi insieme alla strada lastricata che ancora permette di salire al "pianoro". Oltre alla tipica vegetazione dell'Appennino è presente un esteso bosco di cerri che prende appunto il nome di Ranco del Cerro. Il Monte Carpegna sovrasta l'omonimo paese di Carpegna, famoso per il Prosciutto DOP celebrato da una sagra estiva, era un tempo ricoperto di faggi di cui restano alcuni notevoli esemplari e oggi presenta prati per il pascolo con la parte meridionale occupata dal rimboschimento di conifere di inizio '900 che costituisce la Foresta Demaniale.

Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi

Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi
  • Superficie: 10.026,00 ettari
  • Regioni: Marche
  • Comuni: Arcevia, Cerreto d'Esi, Fabriano, Genga, Serra san Quirico
  • Provv.ti istitutivi: LR 57 del 2 settembre 1997

In posizione centrale nell'entroterra marchigiano, il Parco Regionale con i suoi oltre 10.000 ettari di superficie protetta è il più esteso tra i quattro delle Marche ed è per ciò considerato il "polmone verde" della regione. La Gola della Rossa e di Frasassi sono due strette incisioni nel calcare dei monti scavate dal fiume Esino e dal suo affluente Sentino che grazie anche alla presenza di sorgenti sulfuree ha dato luogo all'importante fenomeno carsico che ha generato le famose Grotte di Frasassi, tra i più belli complessi ipogei visitabili. Scoperte nel 1971 e parzialmente aperte al pubblico tre anni dopo, sono tra le principali attrattive dell'intera Regione con tratti ancora in esplorazione che si sviluppano dentro al Monte Valmontagnana, ma l'intero comprensorio presenta diverse "cavità" di rilievo raggiungibili per sentieri. Per l'importante e strategica posizione nei collegamenti tra Adriatico e Tirreno (e dunque Roma), l'intera zona ebbe un notevole sviluppo di castelli e monasteri. Tra questi vi sono l'Abbazia di san Vittore alle Chiuse con le caratteristiche "cinque absidi" e il museo ospitato nel cenobio, il castello di Genga oggi Bandiera Arancione, il paese di Serra san Quirico e la sua stupenda chiesa di santa Lucia con la vicina Abbazia di sant'Elena, l'Abbazia di Valdicastro racchiusa in una conca protetta da monti tutt'intorno. Altro importante sito religioso è l'Eremo di Grottafucile, nel fianco del Monte Revellone, fondato nel 1227 da san Silvestro da Osimo dando vita all'omonima congregazione.

Riserva Naturale Statale della Montagna di Torricchio

Riserva Naturale Statale della Montagna di Torricchio
  • Superficie: 317,12 ettari
  • Regioni: Marche
  • Comuni: Monte Cavallo, Pieve Torina
  • Provv.ti istitutivi: DMA 7 aprile 1977

Situata nella Val di Tazza si sviluppa ad altezze tra 800 e 1500 metri ed è gestita in regime di Riserva Integrale per finalità di ricerca scientifica, vi si può infatti accedere solo a scopo di studio o didattico su permesso dell'Ente Gestore. Le prime notizie risalgono ad uno Statuto del 1600 che ne regolava l'uso da parte della Comunità contenente già indicazioni volte alla sua tutela e destinata successivamente al pascolo di ovini provenienti dal Lazio, venne infine donata nel 1970 dal presidente del WWF Italia, marchese Mario Incisa della Rocchetta, all'Università di Camerino. L'Area Protetta è prevalentemente costituita di prati e pascoli con alcuni boschi che nelle zone rocciose di fondovalle, tra cui la Gola le Porte, presentano dei lecci, i restanti sono costituiti di Carpino, Orniello fino ai Faggi dell'ultima fascia altitudinale. Su un terrazzamento si trova il Casale Piscini costruito nel 1874 come "ricovero" per i pastori e oggi usato per la gestione della Riserva a cui si accede con una delle strade interpoderali che la attraversano lungo cui si trova una piccola pintura che in base alle poche e vaghe notizie pare sia stata edificata come ex-voto. Considerando la modesta estensione presenta una spiccata biodiversità, grazie alla variegata conformazione e varietà di ambienti in cui si notano i risultati dei vincoli derivati dalla protezione, il perimetro della Riserva è infatti recintato al fine di garantire il normale sviluppo e monitoraggio delle dinamiche evolutive in assenza di intervento dell'uomo.

Riserva Naturale Statale dell'Abbadia di Fiastra

Riserva Naturale Statale dell
  • Superficie: 1.800,00 ettari
  • Regioni: Marche
  • Comuni: Tolentino, Urbisaglia
  • Provv.ti istitutivi: DMA 10 dicembre 1985

La Riserva si estende su una zona semi-pianeggiante tra 130 e 300 metri di altitudine la cui origine risale al 1142 con la donazione di terre che il duca di Spoleto Guarniero II fece all'abate Bruno e per tre secoli fu un importante centro monastico fino al saccheggio delle truppe di Braccio da Montone del 1422 che la devastarono decretandone la decadenza; dopo svariati passaggi di proprietà divenne della famiglia Giustiniani Bandini che nel 1918 la cedette all'omonima Fondazione. È divisa in tre zone: quella Orientata, l'Antropologica e quella di Protezione. La prima comprende la Selva, il bel "bosco planiziario" rimasto integro per merito dei monaci cistercensi che lo usavano come luogo di preghiera e meditazione, successivamente riserva di caccia dei Bandini. L'importanza che riveste è notevole in quanto rappresenta l'ultimo esempio esistente di com'era la "selva" fino al 1700 nella fascia collinare Marchigiana. Si cerca infatti di mantenerla il più possibile intatta governandola ad altofusto. Al suo interno scorrono due torrenti e si trova un laghetto dove si può fare bird watching. La seconda abbraccia l'Abbazia di Chiaravalle di Fiastra (realizzata dai monaci riciclando il materiale della romana Urbs Salvia), il palazzo Giustiniani-Bandini e alcuni campi coltivati limitrofi in cui si salvaguarda il patrimonio storico-architettonico e le risorse naturali. La terza infine raggruppa la restante superficie della Riserva e persegue il raggiungimento di uno sviluppo armonioso con il territorio circostante.

Riserva Naturale Statale della Gola del Furlo

Riserva Naturale Statale della Gola del Furlo
  • Superficie: 3.607,00 ettari
  • Regioni: Marche
  • Comuni: Acqualagna, Cagli, Fermignano, Fossombrone, Urbino
  • Provv.ti istitutivi: DMA 6 febbraio 2001

Il toponimo Furlo deriva da Petra Pertusa o Forulus,ossia "piccolo foro", in riferimento alla galleria scavata nel 76 dc dall'imperatore Vespasiano lungo la strada nazionale 3 della via Flaminia interamente scalpellata nel calcare con una lunghezza di 38 metri per 6 di larghezza e 6 di altezza con di fianco quella più piccola e antica di origine etrusca. La Gola è stata incisa dal fiume Candigliano (affluente del Metauro) tra i Monti Paganuccio e Pietralata scolpendo verticali pareti di centinaia di metri che dal 1922 una diga ne sbarra il passaggio formando un suggestivo lago di verdi acque lungo cui si può passeggiare su un percorso pedonale. Il "corridoio" creato nella roccia permette di leggere la lunga storia geologica del sito come un "atlante naturale" il cui impervio e inaccessibile ambiente è stato scelto dai rapaci per nidificare e riprodursi; tra essi l'Aquila Reale, il Lanario e l'Astore. La vegetazione cambia dalla ripariale del fiume salendo alla lecceta dei versanti sud fino ai prati sommitali. Caratteristica del luogo è l'escavazione e lavorazione della pietra a cura di abili artigiani di cui si ha testimonianza nel Museo del Territorio nel Centro Visite. All'ingresso occidentale della Gola si trova l'antica Abbazia romanica di san Vincenzo, o Petra Pertusa, risalente al VI secolo e poco più avanti è Acqualagna, paese natale di Enrico Mattei e patria del Tartufo il cui prezioso tubero viene qui prodotto e commerciato facendone la principale piazza d'Italia con le diverse Fiere, tra cui quella Nazionale che si tiene in autunno.

Riserva Naturale Regionale di Ripa Bianca

Riserva Naturale Regionale di Ripa Bianca
  • Superficie: 310,00 ettari
  • Regioni: Marche
  • Comuni: Jesi
  • Provv.ti istitutivi: DCR 85 del 22 marzo 2003

La Ripa Bianca sono i "calanchi" che solcano i versanti delle colline adiacenti la Riserva, segno della forte antropizzazione della zona e la stessa Area Protetta era in passato una discarica comunale insieme alla cava di ghiaia san Biagio. L'istituzione della Riserva Regionale è dunque un ottimo esempio di come una politica di tutela ambientale riesca a recuperare un territorio alterato, anche in maniera pesante, dall'intervento umano. Sergio Romagnoli fu il primo ad accorgersi che dopo la dismissione della cava, nel lago spontaneo che si produsse arrivarono le Nitticore, riuscendo ad ottenerne nel 1997 la protezione. Oggi è gestita dai volontari del WWF e vi si possono visitare gli svariati ambienti ricreati, tra cui il corso del Fiume Esino e la parte che è stata destinata alla coltivazione agricola, compreso l'allevamento di piccoli animali, e il sentiero che attraversa la "vegetazione ripariale" a ridosso del fiume, costituita soprattutto da pioppi e salici. In una tipica casa colonica locale è allestito il Centro Natura, basato su principi di bioedilizia ed energeticamente autosufficiente, che ospita la Sede della Riserva. Nel lago si trova l'unica Garzaia della Regione, dove dagli appositi punti di osservazione allestiti si possono ammirare le varie specie di uccelli nidificare, corteggiarsi e imbeccare i piccoli. Vi sono inoltre 2 Km di siepi campestri di vario tipo che ricreano l'alberata, l'importante elemento del paesaggio oggi praticamente scomparso, realizzate con aceri, biancospini, sorbi, olmi e rose canine.

Riserva Naturale Regionale della Sentina

Riserva Naturale Regionale della Sentina
  • Superficie: 174,33 ettari
  • Regioni: Marche
  • Comuni: san Benedetto del Tronto
  • Provv.ti istitutivi: DCR 156 del 14 dicembre 2004

L'Area Protetta tutela uno degli ultimi tratti di costa non ancora antropizzato delle Marche e uno dei pochi di tutto l'Adriatico il cui nome suggerisce la sua antica funzione: una grande "cassa di espansione" del Fiume Tronto che la delimita a sud. I primi insediamenti risalgono all'epoca pre romana per poi consolidarsi con la città di Truentum citata da Plinio il Vecchio. Oggi ospita pochi edifici rurali, tra cui l'antica e restaurata Torre del Porto eretta nel 1543. Pur nella sua limitata estensione conserva un insieme armonico di ambienti terrestri, lacuali e fluviali di cui le fonti storiche attestano la presenza di specchi d'acqua, bonificati nel corso del tempo. Vi è stata però mantenuta una Zona Umida molto importante per l'avifauna, punto di sosta per specie migratorie nel tratto tra la foce del Po e il Gargano e di alcune altre svernanti. Tra le più importanti il Cavaliere d'Italia (scelto come simbolo nel logo), il Falco di Palude, il Martin Pescatore e la Gru; per tale motivo è stata anche riconosciuta come Important Bird Area. Vi sono inoltre zone dunali e retrodunali insieme a praterie salate. Di notevole interesse è la vegetazione, soprattutto quella retro dunale, sempre più rara in un contesto di territorio in continua antropizzazione con alcune specie uniche nelle Marche insieme alla Salicornia, l'Euforbia e la Ruppia. Al suo interno i percorsi pedonali e ciclabili, questi ultimi inseriti nelle ciclovie Adriatica e Salaria, attraversano la parte agricola dove si coltiva il "prodotto tipico" Lattuga Rossa della Sentina.

Riserva Naturale Regionale del Monte san Vicino e del Monte Canfaito

Riserva Naturale Regionale del Monte san Vicino e del Monte Canfaito
  • Superficie: 1.452,13 ettari
  • Regioni: Marche
  • Comuni: Apiro, Gagliole, Matelica, san Severino Marche
  • Provv.ti istitutivi: DCR 138 del 1 dicembre 2009

Il san Vicino è un rilievo calcareo di quasi 1500 metri della dorsale più esterna della catena appenninica marchigiana e per la sua singolarità e posizione è visibile da gran parte della Regione con forme diverse a seconda dell'angolazione. Prende il nome dal termine latino "vicilinus", cioè vigile, e infatti si staglia sulle zone circostanti come vero punto di riferimento. L'adiacente altopiano di Canfaito è caratterizzato da un armonioso paesaggio misto di pascoli e boschi antropici in cui si trovano estese faggete governate a ceduo con alcuni esemplari secolari i cui tronchi superano i sei metri di circonferenza e sono pertanto "Alberi Monumentali". Tra la fauna, oltre al gatto selvatico, al falco pellegrino, la poiana e il gheppio, è segnalata la presenza del lupo. Nell'area vi sono  diverse aperture nella roccia che ne fanno un interessante sito archeologico dove sono infatti stati rinvenuti attrezzi e utensili che ne testimoniano la presenza umana fin dalla preistoria: in una di queste dimorarono i frati francescani nel XIII secolo, come attestato da un brano dei Fioretti. L'area ha un'importante storia religiosa con le Abbazie benedettine poste nelle valli, infatti i monaci, a differenza degli abitanti, si insediarono nelle zone più appartate e nascoste dei monti e in prossimità di pure sorgenti. Nel versante orientale rimane la cripta e l'absise di Valfucina protetta dal castello di Elcito, in quello occidentale santa Maria in Rotis, lungo il "cammino francescano" da Assisi a Loreto e riformata da san Romualdo.

Parco Regionale di Colfiorito

Parco Regionale di Colfiorito
  • Superficie: 338,00 ettari
  • Regioni: Umbria
  • Comuni: Foligno
  • Provv.ti istitutivi: LR 9 del 3 marzo 1995

Importante e strategico punto di passaggio a 750 metri di altitudine tra Tirreno e Adriatico, Colfiorito è un vasto altopiano carsico senza emissari risultato del prosciugamento spontaneo di sette bacini mentre la parte orientale è stata "svuotata" tra il 1458 e il 1464 con la "Botte dei Varano" voluta dai Signori di Camerino. Al centro rimane la Palude, zona umida di Valore Internazionale con una torbiera in cui è presente una fauna di pesci, rettili e anfibi e molto importante quella degli uccelli fatta di numerose specie tra cui molti migratori, Il più caratteristico dei quali è il Tarabuso col suo particolare canto. Naturalisticamente è interessante la presenza di vegetazione lacustre e palustre, come pure di praterie umide, palustri e torbose. I prodotti tipici dei campi sono le Lenticchie che a primavera inoltrata offrono una "caleidoscopica" fioritura e le famose Patate Rosse celebrate in estate con la storica Sagra. In epoca romana vi sorgeva il Municipio di Plestia le cui rovine sono nell'area archeologica nei pressi dell'omonima chiesa insieme ai Castellieri sparsi sulle alture dei dintorni i cui ritrovamenti emersi dagli scavi sono esposti nel Museo Archeologico nei pressi di quello Naturalistico nella Sede del Parco. Di particolare interesse è anche il convento francescano di Brogliano risalente al 1270 dove fu fondato nel XIV secolo l'ordine degli Zoccolanti. Successivamente Colfiorito divenne luogo di passaggio lungo la via Lauretana, cammino di pellegrinaggio tra Roma e la santa Casa di Loreto.

Parco Regionale del Monte Cucco

Parco Regionale del Monte Cucco
  • Superficie: 10.480,00 ettari
  • Regioni: Umbria
  • Comuni: Costacciaro, Fossato di Vico, Scheggia e Pascelupo, Sigillo
  • Provv.ti istitutivi: LR 9 del 3 marzo 1995

Il Parco del Cucco prende il nome dalla montagna più alta del suo comprensorio (1566 metri) delimitante il confine tra Marche ed Umbria la cui natura calcarea ha generato un vasto e profondo sistema carsico tra i maggiori d'Italia il cui fondo è a -929 metri dall'ingresso e uno sviluppo complessivo di 30 Km. Conosciuto fin dal 1551 è stato esplorato dagli speleologi che lo hanno anche mappato. Per tale caratteristica è anche un grande "serbatoio" d'acqua usato per rifornire i paesi della zona: l'acquedotto più importante origina a Villa Scirca e con 40 Km di condutture serve la città di Perugia sfruttando la sola forza di gravità. In superficie l'aspetto naturalistico più importante sono i Boschi di Faggi, tra i più vasti e meglio conservati di tutto l'Appennino, ricoprono le zone sopra agli 800 metri mentre più in basso si mescolano ad altre specie con "imponenti esemplari" plurisecolari i cui semi generano nuovi alberi; il più grande è quello della Val di Ranco il cui tronco ha una circonferenza di quasi sei metri. Tra la fauna si segnalano alcuni esemplari di Lupo e Aquila Reale insieme a quella tipica dell'Appennino centrale. Notevole è la presenza di siti religiosi con l'Abbazia di santa Maria di Sitria fondata nel 1014 da san Romualdo e l'Eremo di san Girolamo a Pascelupo eretto alla base di una imponente parete rocciosa di oltre 100 metri. Nel territorio passa l'importante antica via Consolare Flaminia costruita nel 220 ac dal console Caio Flaminio per collegare Roma all'alto Adriatico.

Parco Regionale del Monte Subasio

Parco Regionale del Monte Subasio
  • Superficie: 7.177,16 ettari
  • Regioni: Umbria
  • Comuni: Assisi, Nocera Umbra, Spello, Valtopina
  • Provv.ti istitutivi: LR 9 del 3 marzo 1995

Di forma ellittica si erge a "dominare" la Piana Umbra e comprende l'omonimo rilievo di 1290 metri di altitudine alle cui pendici sorgono Assisi, paese di san Francesco, e Spello famosa per la sua rinomata Infiorata del corpus domini. Insieme al Monteluco di Spoleto e alla Montagna dei Fiori sopra Ascoli Piceno è uno dei più importanti monti sacri dell'Italia centrale, luoghi dedicati alla vita ascetica. A 791 metri, immerso in una secolare lecceta, si trova il celebre Eremo delle Carceri, uno dei più conosciuti e visitati al mondo dove il santo patrono d'Italia e i suoi compagni eressero i primi rudimentali ripari sfruttando le cavità nella roccia con la piccola chiesetta intitolata a santa Maria Carcerum che venne ceduta ai monaci della vicina Abbazia di san Benedetto. Dalla parte sommitale la vista spazia da Perugia fino a Trevi immersi nei pascoli secondari dove si trovano diverse doline che localmente prendono il nome di Mortari per la somiglianza con il tipico utensile domestico, conche della profondità di circa 50 metri che danno luogo ad un carsismo che ne "drena" l'acqua. I boschi sono composti da specie autoctone come il leccio, il carpino e la roverella insieme a conifere impiantate per i rimboschimenti mentre la fascia più bassa è rappresentata dai tipici oliveti. L'istituzione del Parco, con il relativo divieto di caccia, ha permesso la colonizzazione di nuova e interessante fauna in costante crescita con una rete sentieristica composta da 14 percorsi che permettono di visitare tutta l'Area Protetta.