Pierluigi Tomassetti | Guida Turistica e Naturalistica

BLOG Ufficiale

Piantamaggio nel Fabrianese: rituale antico e popolare.

Pubblicato il: 1 maggio 2015 da Pierluigi
Piantamaggio nelle frazioni di Fabriano

l’inizio dell’alzata del maggio

L’usanza del “piantare il maggio” si ripete ogni anno la sera tra il 30 aprile e l’1 maggio nei paesini di Attiggio, Paterno, Argignano, Albacina, san Michele e Collamato accompagnata dagli stornelli, in parte improvvisati, del cantar maggio che recitano: “Ecco maggio ch’è venuto-cò le scarpe de velluto-col vestito de broccato-ecco maggio ch’è tornato/Ecco maggio ch’è venuto-con la giacca di velluto-ecco maggio che è tornato-con le brache di filato“. Il rito consiste nel taglio nelle campagne del più alto pioppo (albero sacro alla Grande Madre Terra) a cui vengono tolti i rami tranne quelli della cima che viene poi trasportato in piazza dove si elimina la corteccia e si aggiunge la bandiera tricolore tra suoni, canti e bevute a rallegrare la fatica di “alzarlo” e fissarlo a terra. Anticamente si trattava di riti pagani praticati già da Celti, Umbri, Etruschi, Greci e Romani che li dedicavano al culto propiziatorio della fecondità della Terra e dunque di buon auspicio per i raccolti insieme all’arrivo della bella stagione. Ma probabilmente erano già in uso nel paleolotico e nel neolitico. La frazione di Paterno il primo maggio festeggia anche il patrono san Verecondo a cui è dedicato l’eremo del 1100 dove gli abitanti si recano in processione e organizzano la colazione con i prodotti locali.

Il Cavallo di Fuoco di Ripatransone: devozione e spettacolo.

Pubblicato il: 20 aprile 2015 da Pierluigi
Ripatransone: il Cavallo di Fuoco

il Cavallo di Fuoco di Ripatransone

La domenica in albis è per Ripatransone la data più importante in quanto si ricorda l’incoronazione del simulacro della Madonna di san Giovanni avvenuta il 10 maggio del 1682 e la ricorrenza religiosa si chiude con lo spettacolo del Cavallo di Fuoco per rievocare la cavalcata “pirotecnica” che un fuochista atriano fece per il paese. Inizialmente si ripeté continuando ad utilizzare un vero animale poi sostituito da un modello in legno di 65 Kg portato da una persona a cui nel 1932 si aggiunsero le ruote fino all’attuale versione metallica adottata nel 1994 che viene trainata dai membri della congregazione con altri che tenendosi per mano lo “circondano”. La prima uscita del Cavallo è al mattino per la benedizione del vescovo davanti al duomo e quindi alle 21 accompagnato dalla Banda che ne suona l’inno con la marcia “ventitré” fino a piazza Condivi dove si crea l’atmosfera spegnendo l’illuminazione pubblica e avviene l’accensione che innesca i fuochi. Tra spari e scie colorate che salgono a illuminare il campanile della cattedrale partono vere “cascate di scintille” a riversarsi sulla gente che festosa lo accompagna con urla e cori fino alla partenza della “girella” posta sul muso che crea una spirale di fuoco fischiante.

Venerdì santo di Mogliano: rievocazione e tradizione.

Pubblicato il: 12 aprile 2015 da Pierluigi
Mogliano venerdì santo

il Venerdì santo di Mogliano

In molti paesi delle Marche è tradizione rappresentare la Passione di Gesù la sera del venerdì santo con rievocazioni che “ricreano” l’ultima cena, il processo, la via crucis e la crocifissione. A Mogliano l’usanza ebbe inizio nel lontano 1962 e negli anni è stata mantenuta viva con forte dedizione dagli appassionati volontari che si dividono i compiti di figuranti in costume o addetti all’organizzazione per il centro storico coordinati dalla regia che cura la suggestiva illuminazione e accompagnamento musicale. Le scene si svolgono tra il vecchio ospedale e la piazza del teatro per poi spostarsi al santuario del crocifisso per via Roma dove al termine parte l’antica Processione che risale almeno al 1769. Il corteo si apre con le bambine che portando delle fiammelle precedono la bara del Cristo morto, le 4 statue e la banda che suona una marcia funebre. La particolarità della sfilata è il Penitente, persona scelta tra quanti si propongono che incappucciato e scalzo “trascina” catene legate alle caviglie come nel medioevo facevano flagellanti e piagnoni e porta una croce di 40 Kg fino alla chiesa di san Gregorio Magno.

Parco Nazionale dei Monti Sibillini: il Versante Fiorito.

Pubblicato il: 1 aprile 2015 da Pierluigi
Prati di Ragnolo: la Fioritura primaverile

la Fioritura primaverile ai Prati di Ragnolo

I 71.437 ettari dell’Area Protetta istituita nel 1993 sono stati idealmente divisi in quattro “Versanti” in base alle peculiarità che identificano le varie zone con le loro storie, caratteristiche e singolarità: la parte nord orientale è il Versante Fiorito e comprende i comuni di Bolognola, Acquacanina, Fiastra, Cessapalombo, san Ginesio e Fiordimonte. Comprende la zona dei Sibillini esposta a nord est e quindi maggiormente soggetta all’azione erosiva degli agenti atmosferici che ne hanno “smussato” le cime levigandole in piccoli altopiani o rendendo i relativi monti dei “grandi panettoni”, come il Monte Fiegni o i Prati di Ragnolo. Tale conformazione, abbinata al fertile suolo, ben si presta ad una particolare ricchezza e varietà vegetativa tra cui alcune specie endemiche; ma soprattutto a Primavera si manifesta con una spettacolare Fioritura che riempie e colora i campi di Anemoni, Narcisi, Gigli, Asfodeli, Ranuncoli, Nontiscordardime, Fritillarie e le tante varietà di Orchidee dei Sibillini: Sambucine, Digitali, Piramidali, Apiarie.

Parco Nazionale dei Monti Sibillini: il Versante Magico.

Pubblicato il: 1 marzo 2015 da Pierluigi
Laghi di Pilato

il Lago di Pilato

I 71.437 ettari dell’Area Protetta istituita nel 1993 sono stati idealmente divisi in quattro “Versanti” in base alle peculiarità che identificano le varie zone con le loro storie, caratteristiche e singolarità: la parte sud orientale è il Versante Magico e comprende i comuni di Arquata del Tronto, Montegallo, Montemonaco, Montefortino e Amandola. Abbraccia l’area del Parco dove maggiormente si concentrano le tante storie e leggende che da tempi remotissimi fanno dei Sibillini terre di miti e mistero attirando soprattutto nel Medioevo “avventurieri” di ogni sorta. Il territorio è permeato dalle millenarie credenze riscontrabili negli evocativi toponimi, nei fregi delle abitazioni e nelle antiche usanze ancora molto vive e sentite dalle genti che abitano la montagna. Su tutte emergono la storia del Lago di Pilato che vuole sia il luogo di “sepoltura” del prefetto romano il cui sangue rese rosse le sue acque e quella della Grotta della Sibilla, l’antro di accesso al sotterraneo regno dell’Oracolo con le sue “Fate” a cui rivolgersi per conoscere il proprio futuro.

Parco Nazionale dei Monti Sibillini: il Versante Sacro.

Pubblicato il: 1 febbraio 2015 da Pierluigi
sant'Eutizio di Preci

L’Abbazia di sant’Eutizio

I 71.437 ettari dell’Area Protetta istituita nel 1993 sono stati idealmente divisi in quattro “Versanti” in base alle peculiarità che identificano le varie zone con le loro storie, caratteristiche e singolarità: la parte sud occidentale è il Versante Sacro e comprende i due comuni di Preci e Norcia. Il primo è in Valle Castoriana, area in cui sviluppò il monachesimo e pregna di spiritualità per gli insediamenti religiosi tra cui l’Abbazia di sant’Eutizio. La sua ricca biblioteca, la cura dei malati prevista dalla Regola, la vicinanza dei templi dei patroni della medicina Polluce e Castore insieme all’ottima acqua e erbe officinali dei Sibillini svilupparono la sua “scuola chirurgica” specializzata in oculistica e soprattutto urologia. A Norcia nacque nel 480 san Benedetto (e sua sorella santa Scolastica), il monaco fondatore dell’ordine Benedettino organizzato sui 73 capitoli della Regola il cui motto “Ora et Labora” disciplina la vita monastica fatta soprattutto di devozione e aiuto reciproco insieme all’impegno di abitare lo stesso monastero.

Parco Nazionale dei Monti Sibillini: il Versante Storico.

Pubblicato il: 1 gennaio 2015 da Pierluigi
piazza Martiri vissani di Visso

Visso: piazza Martiri vissani

I 71.437 ettari dell’Area Protetta istituita nel 1993 sono stati idealmente divisi in “Quattro Versanti” in base alle peculiarità che identificano le varie zone con le loro storie, caratteristiche e singolarità; la parte nord occidentale è il Versante Storico o delle Guaite e include i cinque comuni di Pieve Torina, Pievebovigliana, Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera. L’antica Visse è sede dell’Ente Parco e oltre che essere una Bandiera Arancione e uno dei Borghi più belli d’Italia è conosciuta come la “Perla dei Sibillini” per l’incontaminata natura in cui si trova e l’alto valore architettonico e artistico. Il paese è situato in uno strategico punto di passaggio fra Adriatico e Tirreno, un tempo via di transumanza e quindi di pellegrinaggio tra Loreto e Roma, e le Guaite erano le cinque divisioni amministrative del territorio governato nel XIII secolo. Tutta l’area è ricca di torri di guardia e castelli come di case-fortificate erette a difesa dalle scorrerie dei pirati Saraceni e per le dure lotte con i paesi vicini per il controllo dei preziosi pascoli.

Festa della Venuta: lu Focaro’

Pubblicato il: 9 dicembre 2014 da Pierluigi
il Falo'

Focaro’ per la sera del 9 dicembre

Il 10 dicembre ricorre nelle Marche la Festa della Venuta, l’arrivo a Loreto della santa Casa alle 3:30 della notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1294 che secondo la leggenda fu portata in volo dagli angeli. Per tale motivo la Madonna di Loreto è la protettrice degli aviatori che in tale giorno svolgono la tradizionale processione con la sua statua nella piazza del santuario. Al tramonto le campagne e alcune piazze (tra cui quella della Libertà a Macerata dove si annuncia il pellegrinaggio dell’anno seguente) si illuminano con i grandi Focaracci che servono a simboleggiare la segnalazione del percorso e il saluto al viaggio della Casa. Già diversi giorni prima vengono preparati ammassando “cataste di sterpaglie” o scarti di potatura da dare alle fiamme all’imbrunire mentre si recitano le Litanie Lauretane fino al termine quando si usa sparare e saltare sulle braci per 9 volte. Furono i frati cappuccini Bonifazio di Ascoli e Tommaso di Ancona a dar vita alla tradizione nel 1617 che fu poi “ufficializzata” dal comune di Recanati nel 1624 dove lo stesso Monaldo Leopardi ne scrisse le indicazioni, tra cui il suono delle campane alle 3:30, sparo di mortai e accensione di fuochi sulle torri comunali con al termine la celebrazione della Messa della Venuta.

Grande Anello dei Sibillini: 8ª tappa Colle le Cese – Campi Vecchio

Pubblicato il: 1 dicembre 2014 da Pierluigi
Monte Patino dall'8ª tappa del GAS

il Monte Patino lungo l’ottava tappa del GAS

Il GAS è un trekking ad anello realizzato dal Parco che ne abbraccia l’intero perimetro per una lunghezza totale di 120 Km da percorrere in 9 tappe. Lo si può affrontare partendo da uno qualsiasi dei punti di sosta previsti indifferentemente in senso orario o antiorario e quote da 560 a 1.800 metri. L’ottava tappa è la più lunga del circuito sviluppandosi dal rifugio di Colle le Cese sui rilievi che contornano l’altopiano carsico di Castelluccio di Norcia famoso per la “Fioritura estiva” fino all’abitato di Campi Vecchio nella Valle Castoriana, la culla del Monachesimo occidentale. L’itinerario transita nella prima parte nel tratto più alto del GAS alternando parti che si affacciano verso la piana di santa Scolastica con una bella vista su Norcia e altre su Castelluccio dominato dall’imponente versante occidentale del Monte Vettore. Non si incontrano centri abitati per tutta la tappa e il sentiero percorre ampi prati dove è frequente vedere animali al pascolo e i tipici fiori dei Sibillini arrivando ai resti del Castelfranco del XIV secolo e infine a Campi con il suo Piantamaggio.

Grande Anello dei Sibillini: 4ª tappa Monastero – Garulla

Pubblicato il: 1 novembre 2014 da Pierluigi
Abbazia Inter Rivora

Abbazia di Piobbico

Il GAS è un trekking ad anello realizzato dal Parco che ne abbraccia l’intero perimetro per una lunghezza totale di 120 Km da percorrere in 9 tappe. Lo si può affrontare partendo da uno qualsiasi dei punti di sosta previsti indifferentemente in senso orario o antiorario e quote da 560 a 1.800 metri. La quarta tappa si snoda da Monastero e la sua Abbazia di san Salvatore al rifugio di Garulla con due diversi percorsi a seconda che si scelga il passaggio per i Prati di Ragnolo con le splendide fioriture primaverili o il percorso per il monastero di san Liberato e la millenaria Abbazia di Piobbico o Inter Rivora. Nel primo caso si sale verso il Monte Montioli con lo splendido panorama sulle colline marchigiane che scendono fino al mare e raggiungere Pintura di Bolognola dove inizia la discesa che attraverso splendidi boschi passa sulla Valle dei Tre santi fino a Garulla. L’altro itinerario si dirige quasi orizzontalmente verso Sarnano dove superato san Liberato e la valle del Rio Terro si risale a Piobbico per poi raggiungere l’omonima abbazia nei pressi di Giampereto e quindi il Rifugio.